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..:: Dai manoscritti dell'Antinori alcune interessanti notizie sui Santi Sipontini ::..

Da un documento del 1330 letto e trascritto dall'Antinori
(Fondo Antinori presso la Biblioteca provinciale)

qui alcune info su Antinori

Si diceva che nella Chiesa de' S.S. Giustino, e Compagni presso il Castello di Paganica riposassero i corpi de' S.S. Giustino, Felice, Florenzo, Giusta, ed Umbrasia.
Così pure, che quella Chiesa non era tanto chiara per ricchezza d'edificio, quanto per le grazie, che in essa riportavano i Cristiani divoti.
Avvenne, che una certa Chiara monaca romita, la quale presso a quella dimorava, chiusa in una piccola stanza per fare così penitenza de' suoi peccati, stando un giorno in orazione a lei parve di vedere i Cinque Santi, che apparsi le dicessero, come i loro corpi stavano in quella Chiesa sepolti, e le ordinassero di convocare il popolo del Castello, perché gli scoprissero alla pubblica Luce, e manifestassero così la potenza e l'amore di Dio in un secolo tanto traviato.
Aggiungessero la minaccia d'incorrere nello sdegno di lui, quando non l'avessero fatto, imperciocché non sarebbero cessate le disgrazie, le grandini, i fulmini, e le molte infermità, con cui lo puniva, e che finalmente ciò detto erano spariti.
Chiara tremante dalla paura contrasse febbre, e continuando in quella ogni giorno, raccontò la visione al Proposto della Chiesa.
Non passò grande spazio di tempo, che alla donna comparvero di nuovo i S.S. Martiri, e l'ammonirono, perché andasse di nuovo al Proposto, e ad istanza di lei le diedero per segno d'essere creduta, che la febbre quotidiana si sarebbe cambiata in quartana nel di seguente.
Ella tutto ridisse al Proposto. Costui ne parlò a' suoi Compagni, col consiglio de' quali mandò a Frate Niccolò di Paganica dell'ordine de' Predicatori, perché fosse venuto ov'essi erano.
Intanto la febbre continua della donna si mutò veramente in quartana, onde il Proposto si cominciò a rimuovere dalla durezza di non credere al racconto di lei.
Venuto Niccolò, sentito il rapporto, ed esaminate le circostanze consultò, che dal Popolo se ne facesse relazione ad Angelo degli Acciaiuoli Vescovo dell'Aquila.
Egli stesso lo accompagnò; sentito il Vescovo quanto minutamente si riferì, chiamati alcuni suoi Chierici si portò personalmente sul luogo, esaminò la donna, e prese diligente informo.
Entrò poi nella grotta, o sia Chiesa sotterranea.
Erano in essa tre Altari di pietra, e quello del mezzo era già consacrato, egli con tutta la riverenza lo incominciò a dissacrare, sulla credenza di trovare sotto di esso i Corpi de' Santi.
Ritrovò sulle prime due bossoletti di gesso pieni di reliquie, fra le quali erano di quelle di S. Giusta, e di S. Felice.
Ritrovò poi quattro sigilli indicanti i nomi de' Vescovi, ch'aveano consacrato quell'Altare.
Angelo prese tutte quelle cose, le ripose con divozione, e se ne partì per allora.
Nella seguente Domenica, solenne per la festa della Trinità caduta a' 3 di Giugno il Religioso Niccolò vidde mentre dormiva una Colomba, che a lui dava segno del luogo preciso, in cui giacevano i Sacri Corpi.
Destato andò a celebrare divotamente la Messa in quell'Altare, e secondo il costume prima che venisse all'elevazione dell'Ostia, sermoneggiò al popolo del Mistero della Trinità.
Finita la predica, lo esortò a fare orazione a Dio, perché gli usasse la misericordia di rivelare il luogo preciso.
Proseguendo poi la Messa, mentre elevava l'Ostia, gli parve di vedere miracolosamente una Colomba andare a posare in due certi siti di quella Chiesa.
Compita la Messa così parato, com'era cercò, che gli fosse portata una zappa, e cominciando a scavare nel luogo designato, si vuole, che vi comparisse un giglio bianco.
Seguendo il lavoro avanti all'Altare trovò due casse di pietra.
Era scritto in una: Hic Corpus jace Cristi Confessorj Justini Sancti, dignu gloria, et Honoris.
Era scritto nell'altra: Sancte hic Umbrasie corpus hic requiescit, que ob eius merita rimij relucejcit.
Quindi si portò all'altro sito similmente dimostrato dalla Colomba, e si vuole, che apparisse un giglio rosso indicativo del martirio.
Ivi scavando trovò tre casse di pietra, nelle quali erano depositati tre corpi de' Santi.
Nella prima era descritto: Sanctj in pace manet Martyr hic Felix,qui hjcendere meruit onor gloria in Celij.
Nell'altra, la quale era nel mezzo, si leggeva: Justa Martyr Cristi fulget in Celij; hic sagittata jacet cum innumerij celij.
Ed era inciso nell'ultima: Florentium hic sepelirimus, qui meruit victoriam superar it que ineredulos et Paradisi possidet gloriam.
Il popolo ripieno di allegrezza dopo aver'osservate tali cose, mandò al Vescovo, perché le venisse a vedere, e riconoscere.
E il Vescovo convocati i Chierici della Città, andò, e si unì al popolo del Castello, procedendo da esso e recitando litanie al luogo, dove giacevano i corpi santi, e con alcuni prelati entrò nella grotta, e fece le dovute ispezioni sulle casse.
Le aprì finalmente, e mostrò quei corpi con gran solennità, e riverenza a tutti gli astanti.
Vi fu un Cieco dalla natività fra gli altri, il quale col solo desiderio di vedere quelle reliquie ricuperò la vista, ed ingerì in tutti maraviglia, e divozione.
Il Proposto, che stava oppresso da febbre, come pure altri infermi restarono immediatamente liberati.
Ordinò il Vescovo al Prelato, e ai Parrocchiani di quella Chiesa di conservare i Sacri Corpi in luogo adatto, da essere munito con graticce di ferro.
Nel mentre poi si voleva porre in cammino pervenne Baldino uno de suoi servitori coll'avviso, che il fratello stava nel punto di morire.
S'inginocchiò egli allora il Vescovo avanti le Sacre Reliquie, e pregò i Santi per la sanità dell'infermo, quindi s'avviò verso della Città; ed entrato nella casa trovò, che il fratello in quell'istesso momento, in cui aveva fatto orazione, era stato liberato.
Veduto il miracolo ordinò di nuovo al Preposto, e ai Parrocchiani l'adempimento di quanto aveva prescritto.
Non tardarono quelli a dar mano all'opera, e nel tempo, che si fabbricava molte donne ossesse, molti zoppi, e molti attratti si vennero a raccomandare, e restarono risanati.
Il Fabbro veduto tante grazie condusse un suo figliolo, che muto era, ed implorata l'intercessione de' Santi, gli ottenne la loquela.
Altre grazie innumerevoli fece Iddio in quella occasione per manifestare i meriti di quei Servi Suoi.