Il decreto Abruzzo stanzia solo 437 milioni per il 2009 e il 2010 Pochi soldi, e neanche tanto sicuri: così il governo finanzia la ricostruzione de L'Aquila. Per di più con un umiliante gioco delle tre carte: le tasse che gli aquilani avrebbero dovuto restituire dal 2010 vanno a finanziare il decreto anticrisi. Ovvero, la Tremonti-ter e gli sgravi alle imprese. Per lo sviluppo soldi dai terremotati. È il massimo. A denunciare la manovra di Giulio Tremonti tre parlamentari abruzzesi del Pd Giovanni Lolli, Giovanni Legnini e Luigi Lusi. I tre sventolano cartelle e documenti, mentre spiegano il gioco di cifre appena scoperto. Dalle tabelle dell'Economia mostrate in Commissione Bilancio al Senato le cifre indicate per la ricostruzione (decreto 39, art.14 comma 1) sono chiarissime: 69 milioni quest'anno, 368 nel 2010 e solo nel 2011 arrivano quasi due miliardi (1,963). Tutto questo a fronte di annunci per quattro miliardi. "Significa che prima del 2011 proprietari di case, aziende, professionisti, comuni, beni culturali e quant'altro deve essere oggetto di ricostruzione riceveranno solo pochi spiccioli - osserva Legnini - e la ricostruzione di fatto non partirà. Forse è per questa ragione che Berlusconi enfatizza tutti i giorni queste "casette" che secondo lui sono la ricostruzione,ma che non lo sono affatto". Ma a far male è l'ultima scoperta, quella relativa al decreto anticrisi. La relazione tecnica del decreto indica un maggior gettito di 256 milioni nel 2010 e altrettanti nel 2011 per il recupero delle tasse sospese. Circa mezzo milione, che viene destinato al finanziamento delle misure del decreto. A seguito delle proteste, il governo ha annunciato un'ordinanza della Protezione Civile, che rinvierebbe il recupero del gettito. Non un decreto,ma un'ordinanza per un motivo preciso. "Il sottosegretario Giorgetti - conclude Legnini - ha riferito che per l'allungamento del periodo per la restituzione delle imposte si andrà ad attingere sempre ai fondi per la ricostruzione.