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Gli invasori

I Longobardi avidi e ambiziosi di dominare tutta la nostra bella penisola, fecero allarmare pontefici e nobiltà i quali chiamarono i franchi a sbarrare loro il passo. Fu così che Carlo Magno autoproclamatosi "Rex Longobardorum" occupò i domini longobardi del settentrione e i due ducati di Spoleto e Benevento e, lasciando ai Bizantini il meridione d'Italia, offrì alla Sede Pontificia tutti gli altri territori non saldamente occupati dai Longobardi. La Sede Romana gli fu riconoscente e lo incoronò imperatore dell'Impero d'Occidente nel Natale dell'anno 800 d.C.

I Carolingi intanto cercando di farsi più amici possibili: monaci ed ecclesiastici, ai primi doni di terre e feudi fecero seguire la concessione di una infinità di privilegi; anzi sostituirono i feudatari laici con vescovi e abati nel governo delle città, estendendo il loro dominio su castelli, terre, fiumi e valli, traendo così prelati e monaci nell'orbita del sovrano cui dovevano giuramento e dal quale ricevevano l'investitura del proprio ufficio, generando così una facile confusione tra il temporale e lo spirituale.

Questa politica fu rinnovata dagli imperatori della dinastia "Sassone" in particolar modo degli imperatori: Ottone I-II-III. Ma il papato sempre vigile tenne testa ad ogni confusione costringendo gli imperatori a cambiare comportamento o a ritirarsi.

Non così i nuovi conquistatori Normanni i quali iniziando l'invasione dalla Puglia e Calabria per scacciarne i Bizantini, non trattarono con la Santa Sede ma attaccarono frontalmente il dominio temporale dei Papi, convinti che l'autorità regia derivasse direttamente da Dio. Fu questa lotta che portò scompiglio nella nostra penisola la quale vide rovine e avvenimenti sconcertanti, da influire sulla vita civica e soprattutto cattolica d'Italia, in modo negativamente notevole.

Paganica assoggettata agli invasori

Riportiamo alcune testimonianze di questa politica invadente, sufficiente a dimostrare come, in quel periodo storico, Paganica subisse la sorte comune:

Anno 872

Diploma di Ludovico II imperatore il quale fra i territori concessi all'Abbazia di Farfa comprende:"et in Furcone ubi dicitur Ophide ad duas Basilicas petiam unam modium unius ….."

Anno 873

Il longobardo Salego Castaldo di Forcona cede all'abbazia di Casauria e, per essa, all'Imperatore Ludovica II i tenimenti che nel tempo del suo castaldato aveva in dominio sull'agro paganichese.

Anno 956

Nel decreto di Ottone I° imperatore del 9 giugno col quale l'imperatore concedeva terreni alla Diocesi Forconese leggiamo: "…et Ecclesia S. Eufemie cum quincentis modiolis de terra, ibi etiam est Ecclesia S. Iustini, et sancte Mariae de Paganica cum trecentis modiolis de terra, simul cum alia petia de terra ubi requiescit Corpus Beate Iuste super illum montem et super illum poju…"

Anno 988

Nella protesta dell'abate di Farfa Giovanni III che reclama i diritti su alcuni territori, si legge: "et concessit res huius monasterii in territorio Furconino usque Metule, et quomodo pergit ad Crucem Furfone, et pontem Nerini, et usque flumen et Cornu, et usque rivum de Paganica…"

Anno 1014

Nel Placitum di Raniero Duca di Toscana si legge: "et de Comitatu Furconino in Trineri, et ubi dicitur Paternus, inest Ecclesia S. Gregori, et Ecclesia S. Liberati, et ubi dicitur Calicla in quo sunt aquaemola, et in Paganica, et in Camarda …"

Del tutto differente la politica dei Normanni, i quali, invece di concedere o donare terre e castelli alla chiesa romana, o abbazie e vescovadi, li concedeva ai propri ufficiali e soldati distintisi per valore, ma col medesimo effetto di toglierli a paesi e città. Le notizie di questi nuovi signori dell'agro paganichese le restringiamo a poche testimonianze abbastanza valide.

Nel catalogo dei Baroni di Re Guglielmo nell'elencare le tasse militari che ogni Barone doveva pagare in occasione delle Crociate, si legge:"Gentilis et Gualterius de Poppleto tenent in Amiterno a Domino Rege ,Poppletum… et in Furcone Pescum Majorem… et tenet Movinum Paganicum quod est feudum unius militis (1) et dimidii".

Feudum unius militis era la tassa per 24 famiglie: cioè per ogni 24 famiglie vi era obbligo di inviare un milite per la guerra o per altri servizi militari.

Questo testo è tratto dal libro "Paganica attraverso i secoli" di don Ercolino Iovenitti