Paganica.it beta
La storia di D. Ercolino
Storie Paganichesi
Miscellanea
Storie minime
Regolamenti comunali
Comune soppresso
I Fatti di Paganica
Transumanza antica
Transumanza moderna
Patrioti Risorgimentali
I Creditori Istrumentarii
Cariche istituzionali
Visite Pastorali 1876
Istituzioni locali
Paganica nel 1600
Paganica nel 1700
Paganica nel 1800
Tradizioni popolari
Stato Civile Borbonico
Catasto Onciario 1748
Gran Corte Criminale
Corte di Assise
Manoscritti dell'Antinori
Lettere all'autorità

..:: In evidenza ::..

Le nostre vittime
I vostri messaggi solidali
Le foto di Paganica
Le foto di Onna
Le foto di Tempera
Le foto di San Gregorio
Le foto di Bazzano
Le foto di Pescomaggiore
Il periodo dell'emergenza

..:: Paganica nei secoli XII° e XIII° ::..

La Paganica comunale

Al tramonto dell'anno 1000 e all'alba del secolo XII Paganica era il maggiore centro della conca vestina, ove convergevano tutti, anche anagraficamente, contribuendo a renderla sempre più popolosa.

Fu per questa posizione di privilegio civico, se Paganica si trovò a suo agio nella grande lotta delle istituzioni delle autonomie comunali, sorta tra i feudatari, l'Impero e i Comuni d'Italia, da ritrovarsi, come nei tempi romani, sede del "Magistrato Municipale" con governo autonomo per la sua amministrazione civica.

Infatti già troviamo nel 1146 Retruso, capostipite di tale Famiglia, "uno degli otto del Magistrato"; così nel 1151: Giovanni Retruso e suo figlio Cente "ambedue facenti parte degli otto del Magistrato".

L'Antinori ci dice che il "Palazzo della Magistratura di Paganica" o "Curia dei Signori Magistrati" era ubicata nelle adiacenze della piccola chiesa di S. Paolo che trovasi un po’ sotto la Chiesa Matrice.

Nell'anno 1220 in questa corte dei Signori del Magistrato, il parroco di S. Crisante di Filetto, agitò lite per avere alcuni terreni in territorio di Filetto dei quali contestava il diritto di possesso; Magistrati del tempo erano tra gli altri: Odorisio di Bernardo di Odorisio di Matteo, Gualtieri di Cadicchio, Paolo e Bernardo di Manfredo, Rainaldo di Odorisio di Rainaldo; segretario del Magistrato era un prete - Polo - il quale redasse l'atto dell'accordo.

Non sappiamo ubicare con certezza dove sorgeva la chiesolina di S. Paolo; probabilmente fu edificata dai Longobardi nella Fara di Paganica. Certamente era ancora funzionante nel 1313 poiché la troviamo nell'elenco delle "Decime" pubblicato dal Serra e pagava: "Ecclesia S. Pauli de Paganica professinos quatuor". Forse era la prima chiesa che poi fu denominata S. Croce ? Oppure la più antica che poi venne denominata di S. Gio: Battista dell' Ospedale ?

Accanto alla sua sede municipale, Paganica, all'alba del sec. XII, presentava la sua sede spirituale nella bella chiesa Madre di S. Maria, oltre alle tante cappelline urbane e rurali delle varie chiese delle sue "ville".

Il Muratori ci informa come nell'anno 1195 addi 8 di Ottobre, il vescovo di Forcona : Odorisio, assistito dal vescovo dei Marsi e dal vescovo di Rieti: Adinolfo e dall'arciprete D. Rainaldo " arciprete della chiesa stessa" consacrò la chiesa in onore della Beata Sempre Vergine Maria la cui solenne cerimonia fu tramandata alla memoria dei secoli con una iscrizione lapidea collocata sulla porta centrale della facciata orientale della chiesa, ma successivamente andata distrutta causa i rifacimenti e i terremote. Essa diceva:

ANNO DOMINI MCVC INDICT. XIII
VIII IDIBUS OCTOBRIS HEC ECCL.A B. M.
SEMPER VIRG. DEDICATA EST AB ODO
RISIO VENERAB. EPO FURCONENSI
CUM ADINOLPHO EPO REATINO ET
MARSORUM EPO TEMPORE P.P. CE
LESTINI III ET RAINALDI ARCHI
PRESB. EIUSD. ECCL.E

Facciamo notare al nostro lettore, che la chiesa di S. Maria era stata costruita già da quattro secoli circa, e questa consacrazione dell'otto ottobre 1195 sarà stata la prima ufficiale.

La prima notizia della esistenza della chiesa l'abbiamo nel Chronicon Casauriense sotto l'anno 873 d.C..

Anagraficamente Paganica aveva 120 Fuochi alla fine del secolo XIII° pari a 500 abitanti circa. Così ci indica la "Cedula Texationis" del normanno Guglielmo il Buono il quale - in occasione della terza crociata in Terra Santa nell'anno 1189 - aveva imposto alla sola Paganica la tassa di "cinque militi".

Inoltre al suo attivo, la Paganica comunale di questi due secoli vantava una ricchezza non comune di: acque; un vasto territorio di alta e media montagna per i pascoli; un agro seminativo irrigabilissimo da invidiare tutti; un mercato di ortofrutticoli ricchissimo; industrie del pellame per scaroe e usi vari; gualchiere per i panni; vari molini per macinare il grano; ricca coltura dello zafferano ecc. ecc.

Era quindi più che naturale per Paganica sempre al centro dell'attenzione dei paesi della Conca Vestina e fuori (basta ricordare che Secinaro si collegò con essa con una strada diretta) la preminenza nei principali avvenimenti della conca stessa, non esclusa la fondazione dell'Aquila.

Il monastero di S. Maria di Casanova

Costruito sulla collina che anche oggi le mappe catastali e militari dicono "Casanova", esso vide il suo natale probabilmente agli inizi del secolo XIII°.  Certamente era già esistente al 16 gennaio 1289: ce lo attesta un atto notarile di notar "Iohannes Grassinetus civis ac cameralis Iudex Civitatis Aquilae et Iohannes Oddorisi de Paganica eiusdem civitatis civis et pubblicus Notarius " rogato a Paganica "apud Domum Monasterii Casanove inter vineas…".

Prezioso atto notarile il quale in quella frase ci attesta: la vera esistenza della "Casa del monastero di Casanova" dentro la quale, o meglio, nelle vicinanze della quale l'atto è stato redatto; e, secondo, con la specifica affermazione "inter vineas" viene a dirci che questo monastero non è da confondersi con quello del lago di Passaneta di Campo Imperatore (altro monastero dell'epoca) poiché le "vigne" lassù a metri 1616 di altitudine, pensiamo che non vi potevano ne nascere ne vivere neanche in quel tempo.

Inoltre a precisare la zona sulla quale sorgeva il monastero abbiamo un altro atto notarile di notar "Bernardinus Rubeus de Paganica" rogato il 12 Marzo 1566 "in castro Paganice… iuxta Via avanti seu a tergo Ecclesie Paroecialis Sancte Marie…" ove si tratta della vendita di un terreno di "cuppas sex Terris aratorie seu in pertinentiis Paganice in loco detto Sancto Menanso (S. Venanzio) iuxta bona Ecclesie de Casanova…"; sappiamo infatti che le due località sono confinanti, come anche oggi il catasto conferma . Purtroppo oggi del monastero non esiste più nulla; restano solo macerie dove si rinvengono tegole o coppi e pezzi di pavimento romani, ciò che ci fa credere che l'antico monastero fu costruito sopra ruderi di un "vicus" romano.

Lo stemma di Paganica

Ci siamo sempre domandati: perché lo stemma di Paganica reca in campo bianco il profilo di un negro con rosa in bocca? Ma non abbiamo mai avuto una risposta giusta . La nostra ricerca storica sembra che ci abbia indicato la soluzione e la risposta. Intanto diciamo subito che non fu sempre così. Infatti negli "Statuta Civitatis Aquilae" fol. 22 p. 31 si legge:

"Item provisumest quod Universitas Civitatis Aquilae
habeat quatuor banderias hoc modo videlicet:
in banderia QUARTERU SANCTAE MARIAE ponatur imago
Beate Virginis Mariae…"

Quando invece gli aquilani il 2 giugno 1424 mossero contro Braccio da Montone, per la battaglia finale, le milizie del "Quarteru de S. Maria Paganica" avevano sulla loro bandiera in campo bianco una testa pagana. Ce lo dice Niccolò Ciminello da Bazzano nel poema storico:

"Mossese il Quarto de S. Maria,
Per stennere la cosa lustra, e sana;
Per insegna costor reca una brìa
'Nu campo blanco una testa pagana
Persone, che 'nci regna gagliardia,
E non stanno a vedere alla lontana,
E chi portò quello stendardo bello,
Chiamato Cola fu di Ciminello…"

Quindi al 2 giugno 1424 l'immaggine della Madonna era scomparsa dalla bandiera dei paganichesi intus e fu sostituita da una testa pagana, che, ancora oggi si ammira sulla facciata frontale di Fontevecchia incastrata nel muro sovrastante l'arco quattrocentesco della stessa, un semi busto a bassorilievo raffigurante:

Testa in profilo
Capigliatura folta e cinta da ghirlanda di alloro e nastri alla romana
Vesti romane militari
Tre borchie poste in fila sotto il busto che i romani chiamavano "bullae"
Il tutto in campo bianco.

Il negro era il pagano del tempo o almeno così ritenuto; e quindi intuibile la metamorfosi dalla testa pagana a quella del negro; l'aggiunta della rosa in bocca resta inspiegabile. Fu questa aberrazione che poi portò la testa del negro a simbolo della stessa Paganica, negro che fu ripetuto in tutte le riproduzioni araldiche dello stemma paganichese e all'Aquila e a Paganica stessa. Ma l'autentico stemma storico-araldico è quello bullato di Fontevecchia poiché più consono alle origini vestine e romane di Paganica.

Paganica: Madre generosa

Chissà se i molti episodi di intolleranza contro i "paganisci" del Quartiere di S. Maria che in questo periodo furono agli onori della triste storia del tempo, non siano stati motivati da questo "nero pagano"? Nel rozzo poema di Buccio di Ranallo leggiamo:

Anno1221
Nelli mille et duecento novanta anni passati
Paganica et Baczano se forno corrocciati
Con Baczano Royani se forno adunati
Et anche Piczolani con loro forno legati
Con Paganisci era tutto lo Quarto loro
Baretani aiuctaroli tucti quantunque foro
Ciascuna di queste parti era in grande stolu
Paricchi di guerriaro queste parti admennaro
In fine della briga Paganisci perdero
Et forone feruti, de aquila un Anno de fore gero
Le femmine senci stavano, che le casi non habbattero
Ma della roba che hebeno poca camparo, da vero.

Fu in questa occasione che Paganica accolse generosamente i suoi figli fra le sue mura materne, finchè Papa Celestino V -intervenuto- non ottenne la pacificazione tra le parti, con la riammissione in città dei paganisci dai quali fu pretesa la promessa di ben operare nell'avvenire.

Personaggi illustri

Come più sopra abbiamo detto, Paganica in questo periodo ebbe degni figli che la onorarono in ogni campo. Avremmo voluto ricordare anche i primi Sindaci del comune paganichese ma purtroppo no siamo stati fortunati nel rintracciare i documenti.

Anno 1217 - Ioannes Placiti de Paganica notaio
Anno 1248 - Claro de Paganica notaio
Anno 1260 - Giovanni e Giacomo Gualtieri giurusti
Anno 1262 - Raynaldus Frascare de Paganica notaio
Anno 1283 - Andreas Magistri Angneli de Paganica notaio
Anno 1288 - Sir Philippus Carnassalis de Paganica notaio
Anno 1289 - Iohannes Odorisi (Rubeis) de Paganica notaio
Anno 1290 - Ioannes Placiti de Paganica notaio
Anno 1294 - Antonius Magistri de Paganica notaio
Anno 1294 - Iohannes Bartholomei de Paganica notaio
Anno 1295 - Franciscus notarii Ioannis Costantini de Paganica notaio

Nonostante le "brighe" con gli altri quartieri, i "Paganisci intus" si facevano onore nella città dell'Aquila altamente fieri di essere stati pionieri in prima linea. Il riconoscimento venne da Re Carlo II° d'Angiò che il 28 settembre 1294 lo dichiarò come facente parte del Primo Distretto della nuova città dell'Aquila (Volume dei Privilegi dell'Aquila) e anche perché aveva concorso a pagare le tasse - per la riedificazione della città - imposte da Re Carlo I° d'Angiò: "Paganica once 37" (Registro di Carlo I° sig. 1269 L.D. fol. 138).

Il pionierismo vivente nella vivacità dei Paganisci fu sempre di stimolo alla città tutta, oltre che alla propria terra natia: di questo andarono sempre orgogliosi i paganiensi intus e extra.

Questo testo è tratto dal libro "Paganica attraverso i secoli di don Ercolino Iovenitti