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..:: Paganica nel XV° secolo ::..

Braccio da Montone e l'assedio di Paganica

Alfonzo D'Aragona vistosi allontanato dalla regina Giovanna II° - lesi mise contro - cercando di impadronirsi del suo regno con la forza. Per l'Abruzzo nominò suo Conestabile il condottiero Braccio Fortebraccio da Montone abile in armi e in astuzia, il quale, conquistati i castelli di Posta, Borbona, Santogna e Pizzoli l'undici Maggio del 1423 si portò a Paganica. I paganichesi resistettero eroicamente per dieci giorni ma non si sarebbero mai arresi se il governatore di Paganica di quel tempo: Gregorio da Norcia, per evitare altro spargimento di sangue e altre distruzioni, si arrese a Fortebraccio.

A resa, Braccio da Montone da abile condottiero, sfruttò la situazione a tutto suo beneficio, ponendovi il suo quartier generale, tanto che mentre lui alla testa di una buona parte dei suoi soldati si portò a conquistare (oltre Assergi e Pescomaggiore che avevano offerto le chiavi delle rocche dietro l'esempio di Paganica): Tussio, S. Pio, Caporciano, Bominaco e Fossa senza colpo ferire. In pari tempo aveva ordinato ai suoi generali rimasti a Paganica: Brandolin, Gattamelata e Niccolò Piccinino, di stancare gli aquilani con frequenti scorrerie.

E proprio da Paganica partivano continuamente le milizie di Braccio che non davano tregua agli aquilani bisognosi di vettovaglie. Quando le cose andavano male per i braccesi essi si ritiravano fra le mura di Paganica. Il piano di assedio di Braccio funzionò in pieno, finché gli aquilani cresciuti di numero, decisero di attaccare apertamente Braccio da Montone, il quale nelle alterne vicende della battaglia, il 2 Giugno del 1424 non lungi da Paganica, perdette la battaglia e la vita.

Braccio forse non seppe mai che tra quei valorosi aquilani vi erano "quelli del Quarto de S. Maria" che avevano così lavato la piccola onta della resa di Paganica.

Primi passi verso l'indipendenza Municipale

La vittoria su Braccio da Montone non fece dimenticare, però, ai paganiensi extra, la ingiusta distruzione della propria fortezza da parte delle milizie aquilane condotte da Antonuccio Camponesco quel 16 Giugno del 1424, fortezza che oggi sarebbe stata il più bel monumento della Paganica medievale; per cui ne restò nell'animo dei paganiensi una crescente acredine contro gli aquilani, i quali, per di più si permettevano una vita dispendiosa a spese dei contadi che dovevano pagare alla città: contributi, gabelle, ecc. Ad aggravare questo sentimento si aggiunse anche una grande nevicata caduta il 30 settembre del 1424:

"nevicò tutto di fino a sera, e fece granne neve i Aquila e da fore, e durò parecchi dì, e seguitaro pe molti dì

appresso e continue; e grosse acque. Per le vennegne. Che durarono pe tutto Novembre, e perché non se potaro

per la guerra, menaro assai uva, e non se maturò bene, foro i vini acerbi e bruschi"



Fu allora che i paganiensi decisero di non pagare più le gabelle all'Aquila, ne di portare più i generi alimentari al mercato. Gli aquilani risentirono subito di questa sanzione che durò per vari anni. La situazione peggiorò anche per i contadi nel maggio del 1470, quando per mancanza di pioggia inaridirono i terreni:

"fo grande carestia de strame"

E molti molti animali perirono.

Finalmente i contadi non reggendo più alla grave situazione economica, preso coraggio, il 26 e 27 aprile dell'anno 1478 si portarono a Re Ferdinando I° per esporgli la situazione e le loro richieste:

"fo quanno annaro li Contadini nostri alla Maestà del Re Ferdinando per volerese deviare dalli Cittadini,

e non volere stare alli nostri pagaminti, e volere fare per loro, e levare la Chabella. E così fo fatto.

Non so que ne seguiterà pe l'abenire."

L'esenzione dal pagamento delle gabelle alla città fu una grande vittoria per i paganiensi, tanto che a Paganica in questo secolo vediamo perfezionata la divisione dell'abitato in rioni regolari e precisi: Colle, Scaracze, Pietra Lata, Piazza, Fara.

Mulini e forni della Università, lavoravano per il popolo con meno spesa; agricoltura e pascoli con più equa distribuzione dei redditi. Insomma una vita nuova si sentiva nella Paganica post-braccesca.

Peste e terremoti

Anche in questo secolo non mancarono nè la peste nè i terremoti ad aggravare la situazione economica già precaria:

La peste del 1478:
"de Abrile se comenzò la moria della citade de Aquilaet quasi per totum annum
Secuta est, sed usque ad 15 Iunii cives pauci fugerunt, sed deinde de quatuor
Partibus tres exierund. Et sic per totim Comitatum valde invaluit dicta pestis.
Exit etiam tunc Dominus Camerarius et in Paganica reddebant Rationes…."


E dalla cronaca di Francesco D'Angeluccio veniamo a sapere:

"a Paganica, loco feciano consillio, e mannavano cercanno li Cittadini dentro L'Aquila che annassero a Paganica a conferire le cose co' loro insieme, e a lu Poju, e così mannavano a S Demetrio dove sta lu Conte….."

A Natale di quell'anno non tutta la gente era tornata a casa. Morirono ben 14mila persone in tutto il distretto dell'Aquila.

Ci furono anche diversi terremoti ma per fortuna con poche vittime e molti danni, quelli documentati sono quelli del:

4 dicembre 1456

27 novembre 1461

17 dicembre 1461

3-4 gennaio 1462

Accordi comunitari per la montagna di Paganica

Nell'anno 1486 i paganiensi Intus e extra sottoscrissero un Concordato circa l'uso e i frutti della montagna di Paganica.

Si convenne infatti che: i frutti maturati dagli affitti della montagna, del mulino, dei terreni della Università e di un terreno a S Silvestro dell'Aquila fossero così divisi: cinque parti per i paganiensi extra e quattro parti per i paganiensi intus. Tale concordato fu rinnovato nell'anno 1506.

Industrie e commerci della Paganica del sec.XV

Paganica ebbe un ruolo importante, poiché era molto ricca di greggi che, brulicanti sui verdissimi pascoli della Montagna fornivano ottime e svariate lane per la lavorazione dei tessuti e prodotti vari.

Inoltre Paganica, nella zona di Tempera, aveva le famose "gualchiere o valcatorj" per lo spurgo delle lane e per la preparazione di esse per i filati.

Un atto notarile di notar Iacobus Petri Scambj de Paganica rogato in data 10 Dicembre 1330 ci informa come una gualchiera era da tempo funzionante in territorio di Tempera: "uni Valcatorj posita in territorio de Intervere in flumine Vere in loco qui dicitur pratuczu…." Che con questo atto notarile venne venduta da "Madonna Nicolutia uxsor Thomasii Oddorisi - Rubei de Paganica a… Bentevenge Aluisi de Paganica et Cicco filio ipsius Bentevence."

Anche le tintorie non difettavano nella Paganica quattrocentesca e da una cronaca del tempo riportiamo:

"Era molto attiva la tintoria condotta in Paganica da Cicco di Basile; con un solo contratto Cicco acquistò miliaria 47 e libbre 252 di guado incettato e governato dal mercante reatino Filippo di Cola…. Tre giorni dopo con un altro contratto, Cicco acquistò ancora libbre 1000 di guado da un raccoglitore ed incettatore dei dintorni dell'Aquila".

(Il guado è una pianta dalle cui foglie si ricava la materia colorante azzurra per i tessuti)

Non trascurabile nemmeno l'industria del pellame, varie le conce esistenti a Paganica. Qualche zona di Paganica ancora oggi si chiama la "Concia".

Questi testi sono tratti dal libro "Paganica attraverso i secoli" di don Ercolino Iovenitti