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..:: Paganica nel XVI° secolo ::..

La numerazione dei fuochi del Castrum Paganice nell'anno 1508

La grande mortalità causata dalla peste dell'anno 1478e la nuova necessità sociale apportata dai nuovi ordinamenti civici catastali, obbligarono le autorità governanti a procedere ad una nuova "numerazione dei Fuochi" nel Regno. Anche la nostra Paganica fu soggetta a tale operazione catastale.

Il documento catastale della "Numerazione dei Fuochi sec. XVI" è conservato nell'archivio di Stato dell'Aquila.

E' in questo volume manoscritto che è inserita anche la "Numerazione dei Fuochi del Castrum Paganice" e precisamente dal foglio n.198 al foglio n.204. Gli ufficiali incaricati furono:

Marco de Antonio de Nardo
Paschale de Tascioni
Bartholomeo de Ratillo
Dominicho de Santuccio

Il Castrum Paganice risultò numerato di 119 Fuochi, di seguito riportiamo a titolo di esempio la composizione di alcuni Fuochi per far capire come vennero compilate le numerazioni catastali nel secolo XVI, cioè indicando il capofamiglia (fuoco) e tutti i componenti, senza catastare i beni posseduti da ogni Fuoco, come invece fecero i catasti posteriori.

Fuoco n. 1

Micu de Cola Petriola de anni 60 et Antonina sua Moglie di anni 55 ha figli : Mario di anni 22 et Angelilla sua moglie di anni 15 sposata et Vincenzo di anni 24 et Maria sua moglie di anni 20 ha figli Francischa di anni 4

Fuoco n. 100

Paschale figlio de Rotillino de Mascio de Blasio de anni 35 morse so padre al morbo et Margherita soa moglie de anni 24 ha figli: Cola di anni 10. Antonio de anni 6. Et Berardino so frate de anni 24 et Rina soa Moglie de anni 20 ha figli: Iacopo de anni 3. Bartholomeo de anno uno et Patrignano so frate de anni 22. Et Bernardina soa moglie de anni 15 sposata. Vincenzo se Morse so anni 15

Fuoco n. 116

Cristofano de Rathiela de anni 56 et Pascha sua moglie de anni 45 ha figli Antonio de anni 25. Iohanne de anni 20. Maria de anni 15. Alexandra de anni 8. Vannuthia de anni 6

La numerazione dei Fuochi chiude con le firme di tutti gli incaricati di cui sopra senza altra considerazione o aggiunta.

Da uno studio di tutta la numerazione abbiamo potuto trarre questo quadro riassuntivo:

Anno 1508 - Castrum Paganice

Fuochi n 119
Sposati n. 288
Vedove n. 24
Figli n. 212
Figlie n. 125
Frati n. 2
Totale viventi n. 651
Morti di peste nell'anno 1503 n. 146
Morti di altre malattie dall'anno 1500 al 1508 n. 50

Cognomi paganiensi all'alba del sec. XVI

La numerazione dei Fuochi dell'anno 1500 ci offre due possibilità:

  1. Di conoscere i nuovi cognomi della Paganica all'alba del sec. XVI
  2. Di constatare la metamorfosi dei patronimici (= nome formato da quello del padre o avo) che danno origine al vero cognome
Se si confrontano i cognomi del quadro sinottico riportato nel testo della Paganica del XIV secolo e li confronta con il seguente quadro sinottico si accorge che il cognome è ancora nome in genitivo: Angeli = figlio di Angelo; ora invece è: De Angelo chiaramente cognome che non esprime più figlio di Angelo, ma discendente di un avo Angelo capostipite del casato.

Quadro sinottico dei cognomi paganiensi anno 1508

Abbate De Cente De Honofrio De Mascio Russio
Abbate De Cente De Honofrio De Mascio Russio
De Patrignano De Stephano Cancellero De Chenche
De Ioannito De Mattuthio De Petri De Tiberio
Colista De Cicho De Iacopo Dello Massimo
De Petri Martino De Thorsu De Agostino De Ciccho
De Ioanne De Mico De Petri Amicho De Triestino
De Amicho De Colangelo De Ioanne Antonio De Minuthio
De Petri Paulo De Vito De Andrea De Cola
De Iancosta De Morello De Pigliatilli De Venanzo
De Angelo De Colecta Dello Impagliato De Moze
De Quattro Occhi Mezofrate De Angeluthio De Coluctia
De Leonardo De Mutio De Ragnetto Mosca
De Antonio De Dominicho De Liberato De Nanni
De Ratillo Schiavoni De Athala De Eramo
De Lioni De Nardo De Rathiela Solista
De Baptista De Floro Dello Liscio De Nunzio
De Renzo Martino Zencharo De Bartholomeo De Francischo
De Ludovico De Ochio De Rithio De Blasio
De Franchio De Macteo De Palaviudesse De Rotellino
De Bugella De Funiziano De Marco Dello Papa
De Ruscio De Buso De Gizio De Martino
De Paulo De Sancto De Castellano Della Grifa
De Mascio De Paschale De Saverio -

Il grande male la peste

Uno dei grandi mali che troppo spesso si ripeteva in quei tempi era la peste. Già abbiamo accennato a questo male abbattutosi in altri secoli su Paganica; purtroppo lo dobbiamo includere anche nella cronaca nera del sec. XVI.

Nessun cronista o scrittore ci ha segnalato la peste scoppiata a Paganica all'inizio del secolo XVI negli anni 1502-1503. Solo la numerazione dei Fuochi dell'anno 1508, ci parla di tale triste avvenimento quando, numerando i Fuochi nei loro componenti ci segnala di volta in volta la morte del tale componente: "se morse al morbo de anni 5"….; morse so patre so anni 5 et morse so avo similiter al morbo….; et nota como ci dicono che Ioanne de Chenche cum tucti figli et famillia de casa morsero al morbo et non si ponno inscrivere…". Se la numerazione dei fuochi di Paganica venne effettuata dal 15 luglio al 20 settembre del 1508 la peste scoppiò nel 1502-1503 poiché si parla di "morbo de anni 5"

Il primo barone di Paganica: Roderigo de Arzes

La sollevazione aquilana del 1528 soffocata dal principe D'Oranges spinse questi a staccare i castelli dal dominio dell'Aquila creando i nuovi feudi. Avvenne così che Paganica fu infeudata al dominio del capitano spagnolo Roderigo de Arzes divenendone il primo Barone e comperandola al prezzo di 400 escudos pagati a D. Pietro di Toledo successore dell'Oranges.

Lo sappiamo sposato con una certa Isabella e conosciamo un suo legittimo figlio: "Mag.cus Dominicus Iohannesde Arzes"

Lo troviamo ancora vivo a notizia del Mariani; lo sappiamo già morto nell'anno 1566 da un atto notarile di notar Bernardinus Rubeus de Paganica nel quale si legge:

"temporis cuius viri contra Magnificam Isabellam heres quondam Roderigi de Arzes Baronis olim Paganice…"

Dominò, quindi Paganica per circa 35 anni

Accordi unitari tra i paganiensi intus e extra

Tra i paganiensi "intus e extra" vi fu sempre un vivo sentimento di patriottismo, mai infranto. Chi legge la cronaca aquilana di ogni secolo, trova sempre saldo questo legame in particolare quando bisognava difendere la giustizia e l'onore del "Quarto di S. Maria" e quello del "Castello o Università di Paganica extra". Gli episodi di questa solidarietà sono innumerevoli.

Anche le tasse continuarono ad essere pagate per ambedue da quelli del Quarto di S. Maria nonostante che i paganiensi extra avessero ottenuto il privilegio di non pagare più le gabelle alla città dell'Aquila, dal re Ferdinando I° nell'anno 1478. Ce lo confermano i "Libri del Taglione" con l'imposizione delle tasse poste dagli spagnoli agli aquilani dopo la rivolta del 1528.

Questo legame lo troviamo ancor più rafforzato anche dopo la riacquistata "indipendenza municipale" da parte dei paganiensi extra operata dal principe D'Orange dopo i fatti del 1528. L'Antinori, infatti ci da notizia di aver letto nella cronaca del De Ritiis p. 813 un atto notarile di Johannes Thomas de Santanza aquilano, rogato il 9 Marzo del 1537. Che legalizza la Convenzione tra i due popoli paganiensi circa le ripartizioni delle rendite popolari, così ripartite:

  1. La montagna di Paganica non si può dare in affitto senza il consenso degli officiali dei due popoli;
  2. Il denaro guadagnato dai fitti della montagna e da quelli dei prati, viene distribuito tanto per ogni Fuoco: 14 fuochi per gli intus; 190 per gli extra;
  3. A nessuno è permesso di tagliar legna: è di diritto dei Paganiensi extra;
  4. I possedimenti di Cornella, Collalto, Manipolo e il Molino restano di diritto dei Paganiensi extra; i possedimenti di Cadicchio e di Aquilentro restano di diritto degli intus;
  5. Ogni paganiense extra che dissoda i tenimenti popolari, perde il tenimento e i frutti;
  6. La spesa per i ceri per la festa dei quattro protettori dell'Aquila viene sostenuta da tutti i fuochi dei due popoli con tassa stabilita;
  7. I paganiensi extra possono pascolare i loro armenti sui tenimenti popolari ma non pascolarvi quelli dei forestieri: per questa concessione devono versare ai paganiensi intus una piccola somma;
  8. I paganiensi intus verseranno a quelli extra la rata che sessi pagano per la montagna di S Egidio;
Questa Convenzione fu migliorata in seguito, nonostante l'abuso del potere baronale del De Arzes. L'Antinori ci fa sapere che nell'anno 1561 un atto notarile dice che i "tenimenti di Cadicchio pur essendo di diritto dei paganiensi intus venivano concessi o locati a quelli extra con pagamento di una certa somma".

Lo stesso Antinori ci da notizia che nell'anno 1570 con atto notarile i Massari dei due popoli convennero di raddoppiare il prezzo che i paganiensi extra versavano a quelli intus per la disposizione dell'articolo "G" della convenzione del 1537.

Fu proprio per questo accordo comunitario dei due popoli paganiensi che si poterono attuare iniziative e migliorie nell'amministrazione municipale paganiense. Infatti:

  1. Le "cave di pietra" esistenti una a Villa S.Gregorio e l'altra a Vannirola furono date in affitto dalla Università a beneficio comunitario;
  2. I Massari a nome e per conto dei Paganiensi intus vendettero alcuni terreni di Aquilentro a Fabrizio e Troiano De Rubeis di Paganica nell'anno 1597;
  3. Gli stessi comperarono a nome e per conto dei paganiensi extra il Molino e la Gualchiera in tenimento di Tempera in località "piedi le case" dagli eredi di Giovammarino de Rizi, pur con la obbligata compartecipazione del barone del tempo: Diomede Carafa;
  4. Così gli stessi Massari a nome dei due popoli paganiensi sostennero la battaglia della stabilizzazione dei "confini tra Paganica e Camarda e tra Paganica e Pescomaggiore dopo una lunga causa sostenuta dal Sacro Regio Consiglio".

Il catasto di Paganica nel 1550

La Regia Curia di Napoli aveva ordinato la nuova numerazione dei Fuochi e per tale operazione inviò all'Aquila e suo distretto, l'illustre Consigliere e Commissario D. Ettore Gesualdo il quale oltre alla riforma del Magistrato dell'Aquila fu alla presidenza della compilazione dei nuovi Catasti, dividendo in zone i castelli da catastare e procuratori gli incaricati a tale operazione.

Da un atto notarile del notaio paganiense, Giuseppe Margico, rogato il 7 ottobre 1550, veniamo a sapere che per Paganica fu nominato un certo

"Marcus Antonius Innocentii de Barisciano de Aquila , ut Procurator Universtatum et hominum infrascripte terrarum… Aranee, Campane, Camarde, Furcelle, Fontis Avignonis, Labarete, Ocre, Paganice, Rocche Pretorii, Rodij, Saxe, Scopleti, Stiffi, Sancti Victorini, Tussis et Castri Tornepartis…." Che ogni castello doveva pagare "doi denari ad foco per lo bariscullo de Campagna"; Paganica fu tassata per ben 97 Fuochi in più dell'ultima numerazione, era quindi accresciuta la popolazione paganiense rispetto a quella del catasto del 1508

Il secondo Barone di Paganica: Ludovico Carli

I ricorsi della Università paganiense contro il Barone Roderigo de Arzes ebbero il loro frutto.

Sappiamo da un atto notarile del notaio Paolo da Fossa rogato il 14 luglio 1546, come il Barone umiliato da tante accuse e richiamato dal vicerè di Napoli, si ritirò dal governo diretto dei suoi feudi e nominò suo Procuratore Generale:

"exmium Dominum D. Hieronimum Xarc castellano Civitatis Aquile…a vice nomine et pro parte ipsius costituendis et pro eo Regendam et Gubernandam dicta castro…

cioè: Paganica, Camarda, Aragno e Tempera, poiché il

"Mag.cus Dominus Rodoricus De Arzes era utilis Dominus et Baro Castrorum Paganice, Camarde, Aranee et de Interveriis…".

Inoltre l'umiliazione lo prostrò tanto che decise la vendita del feudo di Paganica al miglior offerente. Risaputa la cosa dai Massari e popolo paganiensi, questi sollecitarono la nobile famiglia Carli dell'Aquila a comperare il feudo, con riserva da parte della Università, di poterlo riscattare e così riprenderlo indipendente dal regime baronale.

La famiglia Carli aderì, sia perché oriunda paganiense e sia per facilitare, forse, il ritorno della libera Università di Paganica sotto il governo dell'Aquila. Non conosciamo l'anno esatto della compra-vendita del feudo paganiense, ma certamente fu fatta prima del 1566 - poiché un atto notarile del notaio Giovan Battista Caraccio dell'Aquila rogato il 9 Maggio del 1566, ci fa sapere come la compera era già avvenuta, però senza il consenso della Regia Camera, la quale stava trattando la vendita con il Barone Diomede Carafa. I paganiensi si opposero a questa decisione ma nulla poterono, e, nel Giugno del 1566 la Regia Camera vendeva al Carafa il feudo di Paganica e di Tempera per la somma di 16.686 ducati.

Il terzo Barone di Paganica: Diomede Carafa

I Carafa, storica famiglia napoletana derivata dall'illustre casa Caracciolo e propriamente da Gregorio Giovanni Caracciolo vissuto nel sec. XII°, si divise in due grandi rami detti: della Spina e della Stadera.

Il ramo della Spina dette i natali a un Pontefice: Paolo VI° Carafa dei Conti di Montorio (1555 - 1559) oltre a dieci cardinali.

La sua baronia di Paganica non durò molto, perche nell'estate dell'anno 1578 restò ucciso in una rissa con Ferrante Goffredo, figlio del Marchese di Treviso.

La sua baronia paganiense non segnò alcunchè di particolare, almeno per quanto ci è stato possibile conoscere, sia in bene che in male.

Il quarto Barone di Paganica: Giuseppe Carafa

Giuseppe Carafa appartiene al ramo della Stadera, quindi cugino di Diomede. Lo sappiamo Barone non solo di Paganica ma anche di "aliorum casrtorum in provincia Aprutii" come ci attesta l'atto notarile di Massimo Camelli rogato il 3 Settembre del 1578.

La sua baronia durò 8 anni: dal 1578 al 1586. Non lasciò niente di importante poiché non dimorò a Paganica.

Venne spesso in contrasto con la Università paganiense, ma questa già edotta dalla esperienza con il Barone De Arzes, non subì le imposizioni del nuovo Barone, ma lo costrinse a venire a patti, come risulta dall'atto notarile citato sopra.

Il quinto Barone di Paganica: Ettore Caracciolo

Il Barone Carafa rivendette alla Regia Corte il feudo la quale lo mise all'asta e per estinzione di candela il feudo di Paganica restò aggiudicato a Ettore Caracciolo, napoletano, il quale ne divenne così automaticamente Barone nell'anno 1586.

Ma anche lui non lasciò nulla di importante, sia perché non dimorò a Paganica e sia perché la sua baronia paganiense fu brevissima di appena un anno.

Il sesto Barone di Paganica: Ortensio del Pezzo

Anche esso di origine napoletana, divenne Barone di Paganica nel 1587, comperò il feudo rivenduto alla Regia Corte dal Barone Caracciolo. Ma anche la sua baronia durò poco, senza lasciare alcuna memoria degna di plauso.

Il settimo barone di Paganica: Girolama Concublet

Il Barone Ortensio del Pezzo rivendette il feudo per la somma di 16.520 ducati a Girolama Concublet vedova dell'ex barone Ettore Caracciolo morto nell'anno 1587.

Essa tenne il feudo assieme al figlio Giulio Cesare Caracciolo fino al 1597-98 anno in cui morì lasciando il feudo in eredità al figlio il quale nel 1599 lo vendette senza lasciare ne di se ne della madre alcun segno tangibile della loro signoria.

L'ottavo Barone di Paganica: Ferrante Vitelli

Assieme alla moglie Camilla Tomacelli, il Vitelli acquistò il feudo di Paganica direttamente da Giulio Cesare Caracciolo per la somma di 24.500 ducati.

Il Vitelli tenne il feudo dal 1599 al 1603, anche loro non lasciarono alcun ricordo della loro signoria. Col Vitelli si chiude la prima schiera baronale del sec. XVI°, che più che per il popolo, brigò per il proprio tornacondo.

Camerarii e Magistrati paganiensi del sec. XVI°

Il Crispomonti ci da un preciso elenco di questi magistrati aquilani, da cui estraiamo i nominativi paganiensi, che ogni due mesi venivano eletti a tale ufficio:

Novembre - 1525 - Carlo di Giacomo Carli di Paganica
Gennaio - 1526 - D. Pierino Lucentini di Paganica
Novembre - 1527 - Bernardo di Ludovico di Paganica e Giorgio Pica di Paganica
Maggio - 1528 - Alessandro di Carlo di Paganica e Battista Releva di Paganica
Settembre - 1528 - Carlo di Giacomo di Carlo di Paganica
Novembre - 1528 - Giovannantonio di Giovanni D'Onofrio di Paganica
Marzo - 1529 - Giovanni di Giacomo di Nursia di Paganica
Luglio - 1529 - Geronimo Massimo Cadicchio di Paganica
Novembre - 1530 - Giangiorgio Antonelli di Paganica e Battista Releva di Paganica
Luglio - 1534 - Paolo di Pietro Manfredi di Paganica
Maggio - 1538 - Giannantonio di Onofrio di Paganica
Gennaio - 1539 - Paolo di Pietro Manfredi di Paganica
Settembre - 1540 - Giuliano di Giangiacomo di Nursia di Paganica
Gennaio - 1541 - Paolo di Pietro Manfredi di Paganica
Novembre - 1541 - Giovannantonio di Giovanni Onofrii di Paganica
Luglio - 1543 - Battista di Colantonio di Stefano di Paganica
Nel Gennaio del 1545 per ordine di D. Pietro di Toledo, Vicerè di Villafranca, fu riformato il "Magistrato aquilano" composto da un solo Camerlengo e dodici Consiglieri con l'aggiunta di quattro Consiglieri per ogni Quarto, formando così il "consiglio dei ventiquattro" con il limite di durata in carica di soli sei mesi.

Questo testo è tratto dal libro "Paganica attraverso i secoli" di don Ercolino Iovenitti