..:: Ipotetica origine di Paganica ::..
Quasi tutti gli scrittori
di cose storiche che hanno detto sulle origini di Paganica hanno
affermato: Paganica ebbe origine dalla esistenza primordiale di un
tempio dedicato a Giove Paganico, avvalorando l'ipotesi con una
affermazione del lucolano Prof. Venanzio Lupacchini (1730-1775) il quale
avrebbe rinvenuto sull'agro paganichese una iscrizione in lapide che
diceva:
IOVI PAGANICO SACRUM
e tale iscrizione la si troverebbe
pubblicata dal Muratori nel "Tesoro delle iscrizioni".
Noi per quantoci siamo
dati da fare, non abbiamo potuto rintracciare l'affermazione del
Lupacchini, poiché molti suoi scritti sono scomparsi. Ciò, però, non
toglie che la questione ,non è tanto se nell'agro paganichese vi sia
esistito o no un tempio dedicato a Giove, ma ciò che interessa è
sapere perché tale tempio era dedicato a Giove Paganico. Cioè: perché
Paganico; aggettivo questo, quasi mai usato o meglio dato a Giove.
Quindi avanzare l'ipotesi
che Paganica abbia avuto origine dalla preesistenza di tale tempio, non
ci sembra troppo probabile , anzi tale aggettivo sembra che venga a
confermarci del contrario e cioè: Paganica preesisteva già al tempio
stesso (ammesso che vi esistesse) e, in un tempo x , innalzò il tempio
al suo Giove che chiamò Paganico.
Altra eventuale origine
di Paganica la si potrebbe dire Vestina sia per la ipotetica esistenza
di Cutina sul suo territorio e sia perché in agro paganichese e
precisamente in località detta "le Vicenne" è stata
rinvenuta una iscrizione "italica" che dice:
MENSE FLUS (1) - POIMUNIE (2) - CLUNINO . OVI - CATOVI . AVIEGA - OVI . CATOVI
- Anche i vestini avevano adottato il
"mense flusari" cioè il "mese florali"
dedicato alla dea Flora la cui festività o "ludi" si
svolgevano presso i Sabini dal 28 aprile al 6 maggio le cui
caratteristiche erano: lancio di fave, vecce e lupini; figurazioni
oscene con stimolo a fecondità, caccia con reti a lepri e capre.
Nella zona paganiense detta "Fioretta o Capo Fioretta"
è probabile che vi sia stato un tempio dedicato alla Dea Flora.
- Anche i Vestini oltre ai Sabini e
Umbri veneravano il dio Poimunie divinità italica protettrice di
giardini e frutteti. Inoltre la dea Pomone (da pomun = frutto)
aveva un culto speciale a Roma dove alla via Ostiense aveva il suo
tempio.
Una terza ipotetica origine di Paganica
ce la suggerisce l'etimologia del suo nome: PAGANICA - etimologicamente
deriva da "PAGUS". E questa è la più accettabile e forse
vera, non più ipotetica: origine romana
Testimonianza di vita
La prima, se non l'unica, testimonianza
di vita della nostra Paganica gia nell'età imperiale romana, l'abbiamo
da una iscrizione su di un cippo lapideo rinvenuto in contrada "la
pira" di Secinaro e pubblicata dall'insigne studioso Niccolò
Persichetti il quale ha avuto l'accorgimento di pubblicarne insieme
anche la foto perché del cippo in questione si sono perse le tracce.
L'iscrizione dice:
SEX . APICIUS . V . F
T . CRISPLIUS . L . F
T . PONTIUS . T . F .
MAG . PAG . ITER .
PAGANICAM . FAC .
EX P . S . C . EIDEMQ . P .

Il Prof. Dott. Felice Santarelli nativo
di Secinaro, il quale si interessò molto alla iscrizione del cippo
secinarese, chiese, all'insigne epigrafista e storico Prof. Giuseppe
Cardinali di interpretarla secondo i canoni più puri dell'epigrafia.
Così il Cardinali lesse:
SEX(tius) APICIUS V(ibi) F(ilius)
T(itus) CRISPIUS L(abieni) F(ilius)
T(itus) PONTIUS T(iti) F(ilius)
MAG(istri) PAG(i) ITER
PAGANICAM FAC(iundum)
EX P(ecunia) S(ua) C(uraverunt) EIDEMQ(ue) P(robaverunt)
E' chiaro che l'iscrizione a giudicare
dai suoi caratteri, appartiene al I° sec. d. C.; ma è anche chiaro che
se gli amministratori della Secinaro romana sentirono la necessità di
collegarsi con una strada di circa 30 Km con la Paganica di allora,
sopportandone il peso delle spese "ex pecunia sua curaverunt",
collaudandola regolarmente "eidemque probaverunt", ciò
vuol dire che la Paganica di allora aveva una vitalità piena suffragata
da parecchi secoli.
E' più che giusto quindi, parlare di una
Paganica esistente ancor prima della venuta di Cristo.
Paganica ai tempi di Roma repubblicana
A dimostrazione della vita paganiense nei
tempi della Repubblica di Roma, abbiamo ancora oggi due validi
documenti.
Il primo è la iscrizione lapidea che
si trova all'ingresso della porta centrale della basilica di S.
Giustino, posta a pavimento esterno della soglia del portale ove si
leggono queste poche parole:
C. LICINACIO . C . F .
.......... E F . I . D .
AUG................. I
Il Mommsen che la vide "murata
nello scalino interiore della porta grande" della stessa
Basilica di S. Giustino, così la lesse e ce la descrive al n. 3575:
C. LICINACIO . C . F .
..RUFO . PRAEF . I . D .
AUG . F . I . S . .....US .....TI
L'epigrafe ci attesta che Licinacio
figlio di Caio rivestiva la carica di "Praefectus Iure
Dicundo", tale carica era in servizio nella Roma
repubblicana fra il 509 a.C. e il 31 a. C., ma a Paganica non prima
dell'anno 430 a. C. anno della distruzione di Cutina da parte dei
romani, pichè i Vestini non erano ancora stati assoggettati da
Roma.

Il secondo documento a comprova della
vita repubblicana di Paganica romana , l'abbiamo nella iscrizione
lapidea che si conserva ancora oggi nella Villa Dragonetti di
Paganica, riportata dal Mommsen al n.3574 e descritta dal Dressel
essa dice:
T . SA . AIOP /
C . V . F . MAGIST/r
ES . DE . VECI . S/
OPUS . FACIUND/um
COURAVERUND
Lo studio delle lettere di questa
epigrafe, ci indica di assegnarla all'alfabeto repubblicano dal VI al
III sec. a. C.. Ci parla di un'opera realizzata e curata dai "Magistres
de Veci" uno dei Quali si chiamava: Tito Salvio figlio di Caio.
Sappiamoche la carica dei "Magistres de Veci" o Vico
Magistri si fa risalire al re Servio Tullio che regnò dall'anno 578 di
Roma al 535 a.C. ; L'istituzione durò qualche secolo e non ebbe molta
fortuna ; tanto che andò in disuso fino all'anno 7 a.C. anno in cui
Augusto imp. La riportò agli onori amministrativi.

Paganica nei tempi della Roma imperiale
A dimostrazione e conferma della vita
della Paganica della Roma imperiale abbiamo un ricco tesoro di
documenti: monumenti e iscrizioni lapidee che formano un vero patrimonio
storico di Paganica che si dovrebbe salvaguardare meglio, riunendo tutto
in un museo a Paganica.
Il primo documento lo abbiamo nel
"Cippo Curtiliano" posto oggi all'ingresso laterale della
villa comunale di via del Rio, cippo alto m.1.20 x 0.70 x 0.50 di
spessore, ove si legge:
C . CURTILIO . C . F
QUIR . FAUSTINO .
EQUITI . COH . I . PR .
ADLECTO . IN . ORDINE . DEC.
CUM . ESSET . ANNORUM . IIII .
C . CURTILIO . C . F .
QUIR . MARCELLUS . ET .
AVIADACCA . COLCHIS .
PARENTES . FILIO . OPTIMO . AC .
PIISSIMO
Così letta e tradotta da Gaetano Cicerone:
A Caio Curtilio Faustino, figlio di
Caio della Tribù Quirina, Cavaliere della Prima Corte Pretoria
Eletto nell'Ordine dei Decurioni, avendo quattro anni Caio
Curtilio Marcello Figlio di Caio della Tribù Quirina e Aviadacca
Colchide, Genitori al Figlio Ottimo e Piissimo
Il cippo secondo il Ruggeri si trovava
nel basso del frontespizio della chiesa parrocchiale di Paganica , ma al
tempo del Mommsen (1888) era già nella Villa Comunale dei Duca Di
Costanzo. Dallo studi delle lettere dell' epigrafe possiamo dire
l'iscrizione appartiene si può far risalire al I sec. d.C.
Il secondo cippo " cippo
Festiniano" che si trova collocato anche all'ingresso laterale
della Villa Comunale di prospetto al Cppo Curtiliano alto m.1 x 0.50
x 0.30 di spessore, ci viene ad attestare la interessante vita
agricola dei paganichesi del tempo. Infatti mentre la testata
superiore di esso reca un cuscino ornamentale con volute e ornato
fiorame, al di sotto della fascia ornamentale a bassorilievo si
legge:
L . P . FESTUS . CATI FRONTONIS . VIL .

Tutto il prospetto della faccia
anteriore reca in bassorilievo una scena agreste composta:
da un robusto tronco di vite
ricco di foglie e grappoli d'uva; da un ramo di esso pendono due
cimbali; al disotto, al dire del Mommsen , una figura d'uomo
frontale che sostiene con la destra una coppa e la sinistra e la
sinistra poggiata su di un bastone; in basso una pantera con la
zampa anteriore sinistra levata in alto.
Di tutta questa bellissima scena agreste
che per fortuna ci descrive il Mommsen oggi non restano che sparute
linee indecifrabili, salvo il tronco di vite. Il Mommsen cataloga il
cippo al n.3571 delle sue "iscrizioni" e lo legge così:
L(ibero) P(atri) FESTUS CATI FRONTONIS VIL(icus).
Dalla fattura delle lettere della
iscrizione si capisce che ci troviamo davanti ad una iscrizione
monumentale dell'età di Traiano; mentre gli "indici di Plinio"
a detta del Mommsen ci fanno sapere che Tito Cato Cesio Frontone fu
console nell'anno 96 d.C.
Il nome di Tito Cato Cesio Frontone lo
ritroviamo in un'altra iscrizione lapide, riportata dal Mommsen al n.
3579 e che si trovava nella Basilica di S. Giustino, nella quale si
legge:
CAESIAE
URSILLAE
VIXIT . A . XXII
SECUNDO
TI . CAESI . FRONTO
NIS . ARCAR
CAESIA . NYMPHE
ET . FESTUS . FRON
TONIS . ACT .
FILIAE . PIISSIMAE . ET . GENE
RO . POSTERISQUE . SUIS
ET SIBI
P .
A Cesia Ursilla Visse anni 22 - A
Secondo Amministratore di Tito Cesio Frontone - Cesia Ninfa e Festo
Fattore di Frontone - Alla Figlia Piissima E al Genero - ai propri
posteri E a Sé - Posero.
Un'altra interessantissima iscrizione
lapidea, risalente all'età augustea, che il Mommsen cataloga al n. 3577
e che il Massonio afferma di aver vista e letta dentro la Chiesa Madre
dell'Assunta di Paganica, ci fa sapere che Paganica aveva dei
"sodalizi religiosi" sin dall'età imperiale di Roma, veri
"cultori delle divinità". Essa dice:
NORUM
VICARIO
CULTORES
DEI PUBLI
CI . POSUE
RUNT . D.M.S.
A Vicario..............I Cultori del Dio Pubblico Posero
Oggi è conservata al Museo Archeologico
dell'Aquila nei locali del Castello
Oltre a quelle fin qui elencate vi sono
numerose altre iscrizioni lapidee che testimoniano l'importanza di
Paganica nei tempi della Roma Imperiale
Questo testo è tratto dal libro "Paganica
attraverso i secoli" di Don Ercolino Iovenitti