..:: Paganica nei secoli XII° e XIII° ::..
La Paganica comunale
Al tramonto dell'anno
1000 e all'alba del secolo XII Paganica era il maggiore centro della
conca vestina, ove convergevano tutti, anche anagraficamente,
contribuendo a renderla sempre più popolosa.
Fu per questa posizione
di privilegio civico, se Paganica si trovò a suo agio nella grande
lotta delle istituzioni delle autonomie comunali, sorta tra i feudatari,
l'Impero e i Comuni d'Italia, da ritrovarsi, come nei tempi romani, sede
del "Magistrato Municipale" con governo autonomo per la
sua amministrazione civica.
Infatti già troviamo nel
1146 Retruso, capostipite di tale Famiglia, "uno degli otto del
Magistrato"; così nel 1151: Giovanni Retruso e suo figlio
Cente "ambedue facenti parte degli otto del Magistrato".
L'Antinori ci dice che il
"Palazzo della Magistratura di Paganica" o "Curia
dei Signori Magistrati" era ubicata nelle adiacenze della
piccola chiesa di S. Paolo che trovasi un po’ sotto la Chiesa Matrice.
Nell'anno 1220 in questa
corte dei Signori del Magistrato, il parroco di S. Crisante di Filetto,
agitò lite per avere alcuni terreni in territorio di Filetto dei quali
contestava il diritto di possesso; Magistrati del tempo erano tra gli
altri: Odorisio di Bernardo di Odorisio di Matteo, Gualtieri di
Cadicchio, Paolo e Bernardo di Manfredo, Rainaldo di Odorisio di
Rainaldo; segretario del Magistrato era un prete - Polo - il quale
redasse l'atto dell'accordo.
Non sappiamo ubicare con
certezza dove sorgeva la chiesolina di S. Paolo; probabilmente fu
edificata dai Longobardi nella Fara di Paganica. Certamente era ancora
funzionante nel 1313 poiché la troviamo nell'elenco delle "Decime"
pubblicato dal Serra e pagava: "Ecclesia S. Pauli de Paganica
professinos quatuor". Forse era la prima chiesa che poi fu
denominata S. Croce ? Oppure la più antica che poi venne denominata di
S. Gio: Battista dell' Ospedale ?
Accanto alla sua sede
municipale, Paganica, all'alba del sec. XII, presentava la sua sede
spirituale nella bella chiesa Madre di S. Maria, oltre alle tante
cappelline urbane e rurali delle varie chiese delle sue
"ville".
Il Muratori ci informa
come nell'anno 1195 addi 8 di Ottobre, il vescovo di Forcona : Odorisio,
assistito dal vescovo dei Marsi e dal vescovo di Rieti: Adinolfo e
dall'arciprete D. Rainaldo " arciprete della chiesa stessa"
consacrò la chiesa in onore della Beata Sempre Vergine Maria la cui
solenne cerimonia fu tramandata alla memoria dei secoli con una
iscrizione lapidea collocata sulla porta centrale della facciata
orientale della chiesa, ma successivamente andata distrutta causa i
rifacimenti e i terremote. Essa diceva:
ANNO DOMINI MCVC INDICT. XIII
VIII IDIBUS OCTOBRIS HEC ECCL.A B. M.
SEMPER VIRG. DEDICATA EST AB ODO
RISIO VENERAB. EPO FURCONENSI
CUM ADINOLPHO EPO REATINO ET
MARSORUM EPO TEMPORE P.P. CE
LESTINI III ET RAINALDI ARCHI
PRESB. EIUSD. ECCL.E
Facciamo notare al nostro
lettore, che la chiesa di S. Maria era stata costruita già da quattro
secoli circa, e questa consacrazione dell'otto ottobre 1195 sarà stata
la prima ufficiale.
La prima notizia della
esistenza della chiesa l'abbiamo nel Chronicon Casauriense sotto
l'anno 873 d.C..
Anagraficamente Paganica
aveva 120 Fuochi alla fine del secolo XIII° pari a 500 abitanti circa.
Così ci indica la "Cedula Texationis" del normanno
Guglielmo il Buono il quale - in occasione della terza crociata in Terra
Santa nell'anno 1189 - aveva imposto alla sola Paganica la tassa di
"cinque militi".
Inoltre al suo attivo, la
Paganica comunale di questi due secoli vantava una ricchezza non comune
di: acque; un vasto territorio di alta e media montagna per i pascoli;
un agro seminativo irrigabilissimo da invidiare tutti; un mercato di
ortofrutticoli ricchissimo; industrie del pellame per scaroe e usi vari;
gualchiere per i panni; vari molini per macinare il grano; ricca coltura
dello zafferano ecc. ecc.
Era quindi più che
naturale per Paganica sempre al centro dell'attenzione dei paesi della
Conca Vestina e fuori (basta ricordare che Secinaro si collegò con essa
con una strada diretta) la preminenza nei principali avvenimenti della
conca stessa, non esclusa la fondazione dell'Aquila.
Il monastero di S. Maria di Casanova
Costruito sulla collina
che anche oggi le mappe catastali e militari dicono
"Casanova", esso vide il suo natale probabilmente agli inizi
del secolo XIII°. Certamente era già esistente al 16 gennaio
1289: ce lo attesta un atto notarile di notar "Iohannes
Grassinetus civis ac cameralis Iudex Civitatis Aquilae et Iohannes
Oddorisi de Paganica eiusdem civitatis civis et pubblicus Notarius "
rogato a Paganica "apud Domum Monasterii Casanove inter vineas…".
Prezioso atto notarile il
quale in quella frase ci attesta: la vera esistenza della "Casa del
monastero di Casanova" dentro la quale, o meglio, nelle vicinanze
della quale l'atto è stato redatto; e, secondo, con la specifica
affermazione "inter vineas" viene a dirci che questo monastero
non è da confondersi con quello del lago di Passaneta di Campo
Imperatore (altro monastero dell'epoca) poiché le "vigne"
lassù a metri 1616 di altitudine, pensiamo che non vi potevano ne
nascere ne vivere neanche in quel tempo.
Inoltre a precisare la
zona sulla quale sorgeva il monastero abbiamo un altro atto notarile di
notar "Bernardinus Rubeus de Paganica" rogato il 12
Marzo 1566 "in castro Paganice… iuxta Via avanti seu a
tergo Ecclesie Paroecialis Sancte Marie…" ove si
tratta della vendita di un terreno di "cuppas sex Terris
aratorie seu in pertinentiis Paganice in loco detto Sancto Menanso (S.
Venanzio) iuxta bona Ecclesie de Casanova…"; sappiamo infatti
che le due località sono confinanti, come anche oggi il catasto
conferma . Purtroppo oggi del monastero non esiste più nulla; restano
solo macerie dove si rinvengono tegole o coppi e pezzi di pavimento
romani, ciò che ci fa credere che l'antico monastero fu costruito sopra
ruderi di un "vicus" romano.
Lo stemma di Paganica
Ci siamo sempre
domandati: perché lo stemma di Paganica reca in campo bianco il profilo
di un negro con rosa in bocca? Ma non abbiamo mai avuto una risposta
giusta . La nostra ricerca storica sembra che ci abbia indicato la
soluzione e la risposta. Intanto diciamo subito che non fu sempre così.
Infatti negli "Statuta Civitatis Aquilae" fol. 22 p. 31 si
legge:
"Item provisumest quod Universitas Civitatis Aquilae
habeat quatuor banderias hoc modo videlicet:
in banderia QUARTERU SANCTAE MARIAE ponatur imago
Beate Virginis Mariae…"
Quando invece gli
aquilani il 2 giugno 1424 mossero contro Braccio da Montone, per la
battaglia finale, le milizie del "Quarteru de S. Maria Paganica"
avevano sulla loro bandiera in campo bianco una testa pagana. Ce lo
dice Niccolò Ciminello da Bazzano nel poema storico:
"Mossese il Quarto de S. Maria,
Per stennere la cosa lustra, e sana;
Per insegna costor reca una brìa
'Nu campo blanco una testa pagana
Persone, che 'nci regna gagliardia,
E non stanno a vedere alla lontana,
E chi portò quello stendardo bello,
Chiamato Cola fu di Ciminello…"
Quindi al 2 giugno 1424
l'immaggine della Madonna era scomparsa dalla bandiera dei paganichesi
intus e fu sostituita da una testa pagana, che, ancora oggi si ammira
sulla facciata frontale di Fontevecchia incastrata nel muro sovrastante
l'arco quattrocentesco della stessa, un semi busto a bassorilievo
raffigurante:
Testa in profilo
Capigliatura folta e cinta da ghirlanda di alloro e nastri alla romana
Vesti romane militari
Tre borchie poste in fila sotto il busto che i romani chiamavano "bullae"
Il tutto in campo bianco.
Il negro era il pagano
del tempo o almeno così ritenuto; e quindi intuibile la metamorfosi
dalla testa pagana a quella del negro; l'aggiunta della rosa in bocca
resta inspiegabile. Fu questa aberrazione che poi portò la testa del
negro a simbolo della stessa Paganica, negro che fu ripetuto in tutte le
riproduzioni araldiche dello stemma paganichese e all'Aquila e a
Paganica stessa. Ma l'autentico stemma storico-araldico è quello
bullato di Fontevecchia poiché più consono alle origini vestine e
romane di Paganica.
Paganica: Madre generosa
Chissà se i molti
episodi di intolleranza contro i "paganisci" del Quartiere di
S. Maria che in questo periodo furono agli onori della triste storia del
tempo, non siano stati motivati da questo "nero pagano"? Nel
rozzo poema di Buccio di Ranallo leggiamo:
Anno1221
Nelli mille et duecento novanta anni passati
Paganica et Baczano se forno corrocciati
Con Baczano Royani se forno adunati
Et anche Piczolani con loro forno legati
Con Paganisci era tutto lo Quarto loro
Baretani aiuctaroli tucti quantunque foro
Ciascuna di queste parti era in grande stolu
Paricchi di guerriaro queste parti admennaro
In fine della briga Paganisci perdero
Et forone feruti, de aquila un Anno de fore gero
Le femmine senci stavano, che le casi non habbattero
Ma della roba che hebeno poca camparo, da vero.
Fu in questa occasione
che Paganica accolse generosamente i suoi figli fra le sue mura materne,
finchè Papa Celestino V -intervenuto- non ottenne la pacificazione tra
le parti, con la riammissione in città dei paganisci dai quali fu
pretesa la promessa di ben operare nell'avvenire.
Personaggi illustri
Come più sopra abbiamo
detto, Paganica in questo periodo ebbe degni figli che la onorarono in
ogni campo. Avremmo voluto ricordare anche i primi Sindaci del comune
paganichese ma purtroppo no siamo stati fortunati nel rintracciare i
documenti.
Anno 1217 - Ioannes Placiti de Paganica notaio
Anno 1248 - Claro de Paganica notaio
Anno 1260 - Giovanni e Giacomo Gualtieri giurusti
Anno 1262 - Raynaldus Frascare de Paganica notaio
Anno 1283 - Andreas Magistri Angneli de Paganica notaio
Anno 1288 - Sir Philippus Carnassalis de Paganica notaio
Anno 1289 - Iohannes Odorisi (Rubeis) de Paganica notaio
Anno 1290 - Ioannes Placiti de Paganica notaio
Anno 1294 - Antonius Magistri de Paganica notaio
Anno 1294 - Iohannes Bartholomei de Paganica notaio
Anno 1295 - Franciscus notarii Ioannis Costantini de Paganica notaio
Nonostante le
"brighe" con gli altri quartieri, i "Paganisci intus"
si facevano onore nella città dell'Aquila altamente fieri di essere
stati pionieri in prima linea. Il riconoscimento venne da Re Carlo II°
d'Angiò che il 28 settembre 1294 lo dichiarò come facente parte del
Primo Distretto della nuova città dell'Aquila (Volume dei Privilegi
dell'Aquila) e anche perché aveva concorso a pagare le tasse - per la
riedificazione della città - imposte da Re Carlo I° d'Angiò: "Paganica
once 37" (Registro di Carlo I° sig. 1269 L.D. fol. 138).
Il pionierismo vivente
nella vivacità dei Paganisci fu sempre di stimolo alla città tutta,
oltre che alla propria terra natia: di questo andarono sempre orgogliosi
i paganiensi intus e extra.
Questo testo è tratto
dal libro "Paganica attraverso i secoli di don Ercolino Iovenitti