Il 300 fu uno dei periodi più brillanti della storia di Paganica. Infatti fu proprio in questo secolo che si verificarono avvenimenti e situazioni che diedero a Paganica una fisionomia molto stagliata ed importante, nonostante che lo sviluppo dell'Aquila accentrasse a se sempre più, tutti i privilegi e i diritti concessi da Re Carlo I° d'Angiò
Confini territoriali con Assergi
La questione dei confini territoriali tra Paganica e i castelli vicinori, nacque dalla necessità di una giustizia distributva al tempo delle autonomie municipali.
Le inevitabili liti, solo dopo duri contrasti, riuscivano a trovare un punto di accordo. Ce lo dimostra un atto del notar Matteo di Giovanni della Genca rogato in data 14 novembre 1325 "in Monti Campi Imperatoris, territorio de Paganica et Asserice, in loco Pedi lu Laco…" alla presenza dei testimoni "Sir Valentinus Archipresbyter ecclesiae S. Mariae de Paganica…" e dei Sindaci "Cicco Bartholomei de Paganica et Gualterio de Nicolao Gualterio episcopi de asserico…".
L' atto è riportato dal Muratori alla nota 80 dove precisa che il documento si trovava tra le carte del comune di Barisciano.
Il Mariani ci fa sapere che una copia dello stesso esisteva nell'Archivio del Comune di Paganica; notizia riconfermata da Ugo Speranza e da Leopoldo Cassese nel 1940. Oggi di questo documento non esiste più traccia.
Se con Assergi la questione dei confini sembra che si risolse in modo bonario, non fu così con i bazzanesi nel 1334 che riuscirono ad ottenere da re Roberto I° d'Angiò non solo la riduzione delle tasse, ma anche la designazione di stabili confini con Paganica.
Buccio Ranallo così descrive la cosa:
Feceno dallu Re la littera impetrare
Ad gran pena l'ottinnero, per l'uno non quartare
Gettose questa tigna, ogni homo lo facea
Si che ogni Castello suo confine volea
Scorsene gran quistioni et opera brutta et rea
Che dire non lo pozzo per lingua meaTerremoti
Mentre gli aquilani portavano a compimento la costruzione delle mura di cinta della città, iniziate fin dal 1276 per volontà di Lucchesino da Firenze Governatore dell'Aquila, uno spaventoso terremoto scosse le mura e le case dell'Aquila il 3 dicembre 1315 ripetendosi saltuariamente per un mese.
E' questo il più antico terremoto di cui abbiamo notizia dalla fondazione della città. Le cronache no accennano, però, se esso arrecò danni pure a Paganica, ma è da supporlo per la durata del sisma e per la vicinanza dei due centri.
Oltre a questo terremoto, le cronache di quel secolo ce ne segnalano altri di una certa importanza: uno il 9 e 10 Settembre del 1349 e l'altro il 3 aprile del 1398. Il primo arrecò molti e gravi danni a Paganica, tanto da far crollare in parte la chiesa matrice di S Maria Assunta .
Santorum Sypontinorum Corporum Inventio
Nel mese di giugno del 1330 un grande avvenimento religioso avrebbe fatto sussultare l'animo di tutto il popolo paganichese: il rinvenimento de corpi dei Santi Patroni: Giustino, Felice, Fiorenzo, Giusta e Umbrasia nella Basilica di S. Giustino di Paganica.
Rinvenimento miracoloso, stando alle affermazioni del resoconto della " Inventio " (scritta in latino) tramandataci dal P. Giovanni Battista Sollerio al quale venne consegnata in manoscritto dall'Antinori.
Stando alla storia del rinvenimento de corpi dei Santi Sipontini, sono purtroppo sorti dei dubbi circa la sua autenticità, per la mancanza del nome dello scrittore, per lo stile alquanto rozzo e di nessuna cancelleria.
Ci sembra strano che di un avvenimento così importante per la storia religiosa paganichese, non ci sia stato nessun verbale della "Inventio" da parte del vescovo Acciaiuoli. Forse non sarà pervenuto a noi, oppure non riusciamo ancora a rintracciarlo.
Inoltre, a questi elementi dubitativi si aggiungono altri interrogativi non facili a spiegarsi:
Sono tutti questi elementi negativi che impediscono un positivo giudizio sull'autenticità della storia-leggenda, che hanno indotto anche gli antichi storici alla prudenza.
- Come mai il rinvenimento dei corpi dei Santi Sipontini avvenne nella basilica di S. Giustino, mentre gli "Acta Sanctorum Sypontinorum" li dicono sepolti nella basilica di S. Giusta, a eccezione di S. Giustino?
- Come mai da quattro diventano cinque con S. Umbrasia
- Come mai si rinviene anche il corpo di S. Giusta, mentre l'Antinori e gli altri storici affermano che esso fu rinvenuto nella basilica della Santa a Bazzano nel secolo XVII?
- Come mai si rinvenne anche il corpo di S. Felice, mentre la scritta sull'urna dorata che conserverebbe il corpo di S. Felice attualmente esistente nella parrocchia di Paganica, dice che fu "repertum in Coemeterio cyriacae" in Roma?
Una certa risposta a tutti questi interrogativi ci sarebbe, ed è questa:
UT SCOR. RELIQUIE TUTIUS
PERMANEANT HUC TRANSLA
TE AB ODORISIO VEN. FUR
CONEN. EPO IDIB. OCTOBRE cioè:
Affinchè le Reliquie dei Santi
Precisiamo che l'iscrizione è riportata dal Muratori ma trascritta dal Diacono Redivivo di Forcona cronografo del vescovado forconese; quindi l'iscrizione è autentica, però non viene precisato di quali santi erano le reliquie, ne dove si leggeva questa iscrizione; certamente in una chiesa di Paganica, se non addirittura nella chiesa Madre dato l'accostamento della citazione con l'iscrizione che ricorda la "consacrazione" della medesima.
Permangano più sicure
Sono state trasportate qua
Da Odorisio Venerabile Vescovo Forconese
15 Ottobre 1196
Essendo comunque una iscrizione paganiense è più che ovvio pensare che le reliquie per antonomasia, erano e sono quelle dei Santi Sipontini, e quindi: nella iscrizione si parla di queste reliquie cioè: frammenti, particelle, ecc. non corpi dei Santi Patroni.
Ora se nel 1196 ci si preoccupava di difendere le reliquie dei Santi Patroni col deporle in un luogo più sicuro, non sembra una leggenda "l'inventio" dei corpi dei Santi Sipontini nell'anno 1330?
Secondo: le reliquie di cui si parla nell'iscrizione, non saranno proprio quelle che, oggi ancora, si conservano nelle cinque urne che nella sera del lunedì dopo Pasqua si mostrano al popolo paganiense?
Terzo: i cinque busti reliquiari che sono esposti sull'altare della cappella di Nostra Signora nella chiesa Parrocchiale nel retro recano una scritta latina. Quella di S. Giustino dice:
Hic herma vetustate attritus, utpote exculptus
Usque ab anno MCCV expolitus anno MDCCCV restitutus
S. Iustini presb. Confes. Sacris reliquiis, quae
Temporis iniuria, vel negligentia exciderant.E cioè:
Questo busto consumato dall'antichità, perché scolpito
E così per ognuno degli altri quattro busti col nome del proprio Santo: Felice, Fiorenzo, Giusta e Umbrasia, con leggere differenze di dizione. Domandiamo: se sin dal 1205 già esistevano le reliquie dei Santi Sipontini conservate in questi primissimi reliquiari (le urne vennero in un secondo tempo), quali corpi vennero rinvenuti nella inventio del 1330?
sin dall'anno 1205 è stato ripulito nell'anno 1805 restituito
alle sacre reliquie di S. Giustino presbitero e confessore,
che l'ingiuria del tempo, o la negligenza distrussero.
Le mura di cinta e il castello di Paganica
L'Aquila ottenne dalla Regina Giovanna I nipote di Re Roberto e figlia del Duca di Calabria di poter fortificare L'Aquila con delle mura di cinta. Anche Paganica dopo quella concessione (anno 1364) fortificò il suo castello. E' vero che non abbiamo un documento che ci dica con precisione la data di costruzione di quelle mura, ma certamente fu dopo il 14 Gennaio del 1364 datazione del diploma di Giovanna I. Sappiamo però, che esse erano funzionali al tempo dell'assedio posto da Braccio da Montone a Paganica l'11 Maggio 1423, la data quindi della loro fondazione va posta dentro l'arco che va dal diploma di Giovanna I anno 1364 all'assedio di Braccio da Montone anno 1423.
Probabilmente erano già state costruite quando Re Carlo di Durazzoil 4 luglio 1382 venne all'Aquila per combattere il Conte Lalle-Camponeschi e gli aquilani dichiaratisi sostenitori di Re Carlo d'Angiò.
Sembra che il Castello più che le mura, non ebbe lunga vita. Infatti dopo la disfatta di Braccio da Montone, Niccolò da Borbona ci informa della distruzione del Castello di Paganica avvenuta il16 giugno del 1424.
Il castello di Paganica certamente non esisteva più nell'anno 1531, ce lo attesta un documento spagnolo scritto e composto in quell'anno Juan Vaguer segretario di S.M. Carlo V° .
Peste - carestia - saccheggi
Ai lutti che seguivano ad ogni scontro tra "paganisci intus cum baczanesi et altri" si aggiunsero le vittime di due grandi epidemie scoppiate durante il secolo XIV.
La più grande si ebbe in tutto il distretto aquilano nel 1363, solo all'Aquila morirono circa 10000 persone; non si conoscono quelle di Paganica. Un'altra meno grave si ebbe nel 1384.
Alle epidemie si aggiunsero le carestie sia quelle per motivi di "depauperamento" per aver dovuto obbligatoriamente rifornire L'Aquila venutasi a trovare priva di generi alimentari a causa di poca previggenza dei "notai della Grascia", sia quelle verificatesi per motivi e cause di calamità.
Una famosa carestia per cause di calamità, fu quella verificatasi nell'anno 1367 per una invasione straordinaria di grilli e locuste, la cui gran quantità, dice Niccolò di Borbona nella sua "Cronaca":
Tutta l'aira copriano, e offuscavano, e mangiavanose
E non ci fu verso di liberarsene nonostante tutti i mezzi usati, tanto che:
Tutte le biadi de grano, e d'ogni vittovallio
Ne sequìo poi grande carestia
Alle calamità sopra citate se ne aggiunse un terza che in questo secolo era diventata di moda : il saccheggio da parte delle soldataglie di ogni risma.
Le più disastrose furono tre:
- Quella avvenuta nell'anno 1365 compiuta dai soldati inglesi condotti da "Missere Otto Brunswich" durante l'assedio dell'Aquila: "fecero assai danni nel contado"
- La seconda avvenuta il 4 luglio 1382 compiuta dalle soldataglie condotte dal "gran Conestavole Villanuccio per comando di Re Carlo III° fo posto campo ad Aquila; con gente d'arme circa octomila alogiarono a Paganica in Monticchio, e fecero danno della ricolta, e di predi, e presciuni…etc."
- La terza avvenuta nell'anno 1398 del 17 settembre per opera delle soldataglie dì "el Conte de Carrara con suo esercito de gente d'arme venne nel nostro contado per parte di Re Ladislao, e posese stare a Paganica, e fece assai danno de prede, presciuni, e de campi…"
Il convento dei frati minori conventuali.
Lo storico Antinori da un atto per notar Benincasa di Paolo di Collebringioni datato al 4 ottobre 1389 dove lesse: "Frate Mascio de Cecco del convento di Paganica", "ma stanziato nel convento di S. Francesco di Aquila…"dedusse che a Paganica in quel torno di tempo sorgesse un convento dei frati minori conventuali. La notizia ci Ha sorpresi notevolmente, per cui abbiamo approfondito la ricerca nei grandi storici francescani quali: Il Wadding, il P. Conzaga, e degli stessi storici dei padri conventuali, ma senza risultati. Abbiamo carcato l'atto notarile cui accenna l'Antinori ma invano. Abbiamo trovato, però, il nome del notaio Banincasa nell'elenco dei Notai del tempo e… guarda caso abbiamo trovato un atto notarile rogato il 7 febbraio del 1394 nel quale si legge:
Nator Pietro di Notar Lieto de' Navelli roga istrumento, col quale Caterina figlia del Quondam Cecco de Continente di Paganica, ed Angelo di Cecco di Salluto per parte di Buccia, sua moglie, e frate Masio de Cecco de Continente, pur de Paganica, vendono un terreno quivi, luogo detto " Mannola" per ducati tre.
Ci sembra chiaro che l'Antinori o chi per lui lesse: Continente per convento… nome tanto raro e facilmente confondibili con le scritture notarili del tempo. Inoltre lo stesso Notaio rogo altri istrumenti notarili di altri figli di Continente, per vendite di altri terreni, che stanno a dimostrare che " Frate Masio o Mascio de Cecco de Continente de Paganica…" non è come l'Antinori lesse " Frate Mascio de Cecco de Convento de Paganica". Quindi per un errata lettura si può far soggere un convento anche dove non è. Comunque il silenzio degli storici interessati del tempo ora si capisce…! È vero che a Paganica esiste un Vico dei Frati, trasversale che collega Via degli Angeli con Via S. Giovanni ed ha un terminale di una casa quattrocentesca con finestrine quasi conventuali, ma neanche questo sarebbe un argomento valido poiché potrebbe essere stato Vico dei Frati per la raggione che dopo la soppressione napoleonica del 1810 o dopo quella del 1860 molti frati ripararono presso parenti o amici per cui è probabile che colà si rifugiassero dei frati scacciati dai conventi.
Ma un convento di frati minori conventuati ci fu veramente a Paganica di cui parleremo in un altro capitolo.
I cognomi dei paganiensi del sec. XIV
Pensiamo di fare cosa molto grata al nostro lettore presentando in un quadro sinottico i cognomi dei paganiensi più antichi.
Precisiamo che ad ogni cognome faremo seguirer l'anno della rogazione dell'atto notarile per dimostrare che tale cognome già in quell'anno era in uso.
Quadro sinottico dei cognomi Paganiensi del secolo XVI
Cognome
Anno
Cognome
Anno
Aluisi
1330
Iosephi
1336
Amici
1386
Lelli
1364
Andree
1377
Mancini
1379
Angeli
1381
Mandoni
1335
Angelutii
1386
Manfredi
1326
Anzoni
1395
Marcelli
1364
Blasii
1344
Marini
1344
Bartholomei
1325
Massiarelli
1383
Benencasa
1389
Masii
1369
Bentevence
1330
Matharini
1384
Berardi
1349
Maximi
1319
Bolongini
1379
Mazini
1389
Bonanni
1369
Morelli
1351
Bonogorii
1349
Morii
1326
Buczarelli
1326
Mutii
1369
Butii
1386
Natalucce
1314
Candulfi
1349
Neri
1374
Carli
1379
Odorisi
1366
Carnasale
1349
Paoli
1374
Carboni
1389
Petri
1337
Cchiacche
1328
Petri Vecchi
1364
Cecammacchie
1369
Petroni
1330
Cirelli
1353
Petrutii
1344
Cole
1378
Philippi
1336
Conte
1375
Pipini
1389
Corelli
1335
Placiti
1335
Cronolle
1349
Ratacche
1381
Dominici
1368
Rayneri
1389
Egidi
1384
Retrosi
1384
Florentii
1314
Rosci
1351
Forfoni
1327
Rubei
1330
Francisci
1384
Salvati
1323
Gargarii
1379
Scambii
1330
Giptii
1397
Scrofone
1364
Grinolfi
1335
Simeonis
1344
Gualtieri
1369
Tadey
1384
Gualtricilli
1371
Valentini
1335
Iacobbi
1395
Venetiani
1377
Iohanni
1349
Zoni
1326
Naturalmente i nomi sopra elencati sono solo quelli storicamente documentabili, ma sicuramente ce ne erano molti altri.
Toponomastica dell'agro paganiense del sec. XIV
Zona Anno Zona Anno Arnatina 1326 Massale 1396 Aquilentru 1375 Monistero Casanova 1395 Ca' delli Anzoni 1326 Ophide 1359 Cadicchia 1375 Preta pedacchiosa 1337 Casanova 1279 Preta Lata 1355 Caselle 1364 Piedi la Terra 1385 Colle Iovan Marconi 1359 Riga la Vera 1351 Corvenisci 1326 Riga Grande 1364 Florecta 1359 Rivo maggiore 1384 Fossa guerresca 1364 Santo Bartolomeo 1392 Garda 1391 Santu Gregoriu picculu 1310 La Chiusa 1388 Santo Gregorio 1359 La Grotta 1359 Santu Rivoru 1395 La Mannola 1394 Santo Iostino 1310 La Noce 1394 Santu Liberatu 1377 La Vece 1370 Santo Vittorino 1384 La Vera 1330 Santu Titiu 1345 La Cretara 1394 Secinari 1314 Le Pisceve 1350 Scaracza 1310 Le Pretele 1379 Vacarula 1284 Le Tregge 1395 Valle Annari 1304 Li colli de' Monaci 1327 Valle de Rigu 1326 Lo planu de Villa Margine 1384 Valle Piczula 1359 Lo Rigu 1362 Valle Pimola 1371 Lu Castlluczu 1359 Valle Turci 1395 Lu Colle 1371 Villanari 1351 Lu Colle de Plaga Leonardu de Clavollu 1326 Villa Fara 1336 Lu Rayale 1364 Villa Margine 1362 Lu Tregu delli Molinari 1374 Villa Perigo 1391 Lu Vadu dellu Cerasiu 1377 Villa S. Giustino 1355 Lu Ponte della Riga de meso 1377
Le località sopra riportate insieme agli anni, sicuramente non sono le sole, ma sono solo quelle riportate in documenti storici.
Questo testo è tratto dal libro "Paganica attraverso i secoli" di don Ercolino Iovenitti